Professionisti sul Web: funziona?

Premetto subito che la mia è un’analisi da semplice “uomo della strada”. Parlerò della mia esperienza, solo di quella. Ho letto qualcosa sull’argomento, ma non scrivo questo pezzo per fare la lezione a nessuno né per vendere niente a nessuno. Semplicemente mi sono fermato un attimo a riflettere, come professionista, se in questi anni e in questo momento sto utilizzando il web, come lo sto utilizzando, e se davvero può essere utile.

Prima cosa che mi chiedo: perché voglio essere sul web?

Scartiamo (direi ovviamente) subito l’intenzione di diventare un Influencer (e quindi farsi un seguito, monetizzare i video, farsi pagare da aziende per sponsorizzare prodotti, proporre un libro a una grande casa editrice ecc…).

Un valido motivo potrebbe essere quello di trovare nuovi clienti. Oggi del resto se uno ha una perdita improvvisa d’acqua in casa non prende più le Pagine Gialle per cercare un idraulico, ma entra in rete con lo smartphone e digita “idraulico a (città)”. Quindi dovrebbe andare così per ogni professione. Tuttavia ho qualche dubbio in merito. Un professionista verrebbe scelto in questo modo solo da soggetti privati e famiglie, senza contare che oggi difficilmente qualcuno non ha già un professionista di fiducia (penso a dentisti, notai, architetti). Certo, magari lo si vuole cambiare, ma credo che ci si affidi in questo caso ancora al passaparola. Insomma, un conto è cercare una pizza da asporto quando viene fame, un conto è avere l’urgenza di un idraulico, un altro è avere bisogno di un medico o di un avvocato. Per questioni.complesse e che lasciano uno spazio di tempo per decidere (anche pochi giorni) non so quanto funzioni la ricerca lampo su google. Questi limiti vanno considerati nella decisione di avere un sito internet, per esempio. Tutti dicono sia indispensabile averne uno, però anche con la propria paginetta online si rimane invisibili. Sì, ci sono i modi per risultare tra i primi sui motori di ricerca, eppure non so, io non conosco nessun collega che mi abbia detto “grazie al mio sito internet il mio fatturato è raddoppiato!”. Io ho provato ad avere un sito. È rimasto attivo un paio d’anni, era poco visibile e non usciva tra i primi nelle ricerche. Non mi ha portato clienti. Attualmente non ho più un sito internet.

Sto dicendo che non serve a niente il web per alcune professioni? No, assolutamente. Nel 2018, ormai dopo un ventennio di internet, dobbiamo riconoscere, volenti o nolenti, la potenza del mezzo. Non devo stare qui a citare esempi come Amazon, Google, né a dire come è cambiato il mondo dopo l’invenzione delle email. Anche noi avvocati ormai facciamo tutto in telematico, persino i depositi degli atti in Cancelleria. Internet c’è, riguarda tutti gli uomini del pianeta e tutte le professioni. Ignorare la portata epocale di questo evento può portare a uscire dal mercato.

Quindi che fare?

Io ho questo piccolo blog dove propongo qualche contenuto (che poi condivido sui social). Del resto prima dell’avvento degli Youtuber c’erano i Blogger. Prima che il web si riempisse di contenuti audio e video c’erano i contenuti scritti. Oggi la gente legge sempre meno, anche in rete. Specialmente contenuti lunghi. I blog a mio parere non hanno più senso se si punta a un pubblico vasto (insomma, se si vuole fare l’influencer) ma possono aver senso se si vogliono proporre (come nel mio piccolissimo cerco di fare io) contenuti come notizie, opinioni, recensioni. Poi è ovvio che tra un articolo sull’omicidio nell’antica Grecia (ogni riferimento non è puramente casuale https://giulianoconconi.wordpress.com/2018/08/17/lomicidio-nellantica-grecia-le-leggi-draconiane/) e un video che illustra lo stesso argomento con tanto di effetti speciali, il video farebbe più successo a livello di visualizzazioni. Tuttavia bisogna tenere conto dell’utenza: se si cerca un pubblico qualificato, targhettizzato, interessato, lo si troverà anche con uno scritto: l’appassionato di alcune materie (storia, diritto) ama la lettura e ancora oggi legge senza problemi dai blog (anzi forse addirittura preferisce così). Cosa porta un blog? Forse niente ma è un piccolo spazio dove poter esprimere le proprie idee. Le persone, gli altri professionisti, le aziende valutano chi sei, come ragioni, come scrivi, come affronti le problematiche. A mio parere è un biglietto da visita migliore di un freddo sito internet. Capita di rado, ma alcuni articoli possono girare molto, per esempio questo mio https://giulianoconconi.wordpress.com/2018/04/10/avvoca-giusto-un-parere-al-volo-e-senza-impegno/ ha avuto più di 12.000 visualizzazioni (altri articoli purtroppo solo poche decine).

Poi ci sono i social…

Facebook.

Io lo utilizzo per svago dall’ormai lontano 2008. Negli ultimi mesi il mio interesse per la piattaforma è molto diminuito. Non devo tesserne gli elogi né spiegarne le funzioni: tutti sappiamo quale rivoluzione ha portato nel mondo. Ma, e non sono certo io a dirlo, oggi Fb è in crollo verticale, giorno dopo giorno. Come mai? I motivi sono vari: mi vengono in mente gli scandali legati alla privacy, il nuovo algoritmo che pare avere stravolto la home, le bufale e le fake news condivise senza criterio, il furto di password di milioni di profili avvenuto di recente. Ma non solo. Credo che molto dipenda dal fatto che Fb sta invecchiando con i suoi utenti. Negli USA è già così da qualche tempo, ora anche in Italia si avverte un totale disinteresse da parte dei giovani per questo social. La mucca viola, per citare un bel libro, sembra (sembra, magari non sarà così) finita. Dispiace, perché molti hanno investito tempo e anche soldi per creare pagine di successo, ma è il ciclo naturale delle cose. E, dai primi anni 2000, i cicli di vita dei mezzi di comunicazione sembrano correre a ritmi forsennati. Molte sono ancora le pagine interessanti di Fb, ma ogni giorno (si parla di medie) perdono like. Io stesso ho avuto una mia paginetta like come vetrina virtuale dei miei libri, ma l’ho eliminata già da un paio di anni. Insomma, parlo sempre per me senza avere la pretesa di generalizzare, ma quando utilizzo Fb percepisco un clima poco interessante, quasi decadente: l’utente medio si perde in discussioni da tuttologo, le condivisioni scriteriate delle bufale sono continue, i leoni da tastiera la fanno da padroni. I contenuti della piattaforma sono sempre meno attraenti, anche per colpa degli utenti. Dicono, ma non ho esperienza diretta, che il sistema di sponsorizzazione delle pagine a fini commerciali sia in compenso migliorato: quindi credo Fb convenga ancora (la domanda è: per quanto tempo?) a chi lo usa con questo scopo. Ancora utili invece sono i gruppi dedicati alle singole professioni, dove è possibile conoscere colleghi e condividere pareri, notizie, postare articoli. Da professionista rimane anche la possibilità di aprire una pagina like, anche se non so quanto possa davvero servire (per lo stesso discorso del sito internet).

YouTube.

YouTube è invece in crescita, dopo una fase di stallo. Me ne rendo conto io stesso, perché ogni tanto, da un anno a questa parte la sera, mi capita di aprirlo e vedere se qualche youtuber tra quelli che seguo (a scopo di intrattenimento, non professionale) ha caricato qualcosa di nuovo. Da utente passivo quindi direi ottimo, ma se penso a YouTube come possibile utente attivo e quindi legato alla professione non lo vedo come un buon mezzo, nel mio caso almeno. I motivi sono sostanzialmente due. Il primo è che non vedo (magari è un mio limite) come possa essere utilizzato per la mia professione. I canali seguiti sono tutti “leggeri”: sport, bellezza, viaggi, oltre a gente che si rende (apposta) ridicola (abbuffandosi, fingendosi ricchissima, parlando di cose che non conosce, producendo video trash ecc..). Il secondo riguarda il fatto che i canali che funzionano sono quelli che presentano una qualità molto alta: le riprese sono fatte con droni, la qualità audio e video è altissima, tutto è ben editato e studiato. Non siamo più nel 2005 quando bastava una telecamerina e via: oggi l’utente medio è smaliziato ed esigente e pretende, oppure non segue lo youtuber: provate a leggere le critiche nei commenti ai video.

Instagram.

Instagram dicono sia in crescita vertiginosa: io lo uso (sporadicamente) da un paio di anni, ma pubblico poche foto e in modo saltuario. Mi pare che le pagine che vadano per la maggiore siano quelle relative all’estetica del corpo (modelle, body building) alla fotografia (ovviamente, visto il tipo di social) e poco altro. Forse funziona perché grazie agli smartphone di nuova generazione è facile creare belle immagini (da modificare con filtri e app varie) e perché non richiede particolari sforzi nell’utilizzo (se non di usare gli hastag giusti). Tuttavia lo vedo poco adatto a contenuti professionali. Staremo a vedere, essendo in forte sviluppo potrebbe anche introdurre qualcosa di diverso.

Linkedln.

Ho un profilo Linkedln da due anni, ma sono attivo da solo un mese. Linkedln in Italia sembra per ora non aver avuto molto successo, infatti è poco utilizzato. A mio parere è un buon modo per mettere il proprio CV online senza limitarsi al classico CV “europeo” da inviare a casaccio, oppure per farsi conoscere come professionista e creare rete con altri professionisti dello stesso settore. Dal nostro Studio possiamo mostrare a un pubblico già selezionato chi siamo, come ci presentiamo, cosa abbiamo da offrire. Purtroppo sconta il fatto che in Italia siamo indietro rispetto a molte cose, figuriamoci nell’uso del web come strumento professionale. Le maggiori critiche che ho sentito verso questa piattaforma sono essenzialmente quattro, che qui cerco di confutare:

1 “Linkedln non serve a nulla”. Io penso che tutto possa servire a qualcosa, se ben utilizzato. In ogni caso se si fa qualcosa con passione, non bisogna cercare per forza un riscontro.

2 “Ho Linkedln ma non si capisce niente”. Beh, non è un social immediato. Ha delle regole, ha tante funzioni da esplorare (non a caso ci sono manuali appositi).

3 “Su Linkedln non è vero che si trova lavoro”. Forse non si trova facilmente, ma non è un’agenzia di collocamento.

4 “Ci vuole troppo tempo per usare Linkedln, io mica ho tempo da perdere”. Sì, ci vuole tempo per usarlo bene. Lo stesso tempo che si usa per Instagram, Facebook, guardare la televisione, giocare ai videogiochi ecc… Il tempo se si ha interesse verso una cosa si trova, e nel 2018 pensare che “chi usa internet sta giochicchiando o perdendo tempo” temo sia un ragionamento preistorico.

Di Linkedln mi piace la serietà che non c’è più su Fb. C’è una sorta di selezione all’ingresso: chi usa questo social sa che è una piattaforma legata al “lavoro” alla “professione” e si comporta di conseguenza. Oppure non lo usa proprio, a beneficio di tutti gli altri.

Twitter.

Non ho mai usato Twitter, non conosco nessuno che lo usa e per me rimane un mistero…

Come ho detto più e più volte parlo della mia esperienza personale, senza pretesa di essere esperto della materia (cosa che non sono affatto). Voi, utilizzate il web a fini professionali? E se sì, come? Accetto suggerimenti!

Avv. Giuliano Conconi

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