Avvocati e domiciliazioni 2.0

Uno degli argomenti ultimamente più dibattuti sui gruppi social degli avvocati riguarda le sostituzioni d’udienza e le domiciliazioni (specialmente per quanto attiene alla misura di un “giusto compenso”).

Capita a tutti, e nemmeno così raramente, di aver bisogno dell’aiuto di un collega appartenente a un Foro lontano dal nostro, Foro davanti al quale abbiamo dovuto incardinare una causa (o dove un cliente è stato citato).

Come scegliere qualcuno che ci possa aiutare?

Sicuramente ritengo ancora validissimi i metodi “vecchio stampo”:

  • Conosciamo già un collega del posto perché in passato ci abbiamo avuto a che fare e ci fidiamo di lui;
  • Chiediamo a un collega che stimiamo se conosce un altro collega del Foro dove abbiamo la controversia e ci facciamo passare il contatto.

Tuttavia può capitare di avere pochi contatti (magari perché si è giovani) oppure di finire in un Foro molto lontano (esempio per me che sono a Busto Arsizio il foro Cagliari) e non riuscire attraverso la rete di conoscenze a raggiungere nessun nominativo. Come fare in questi casi?

Esiste il web, lo sapete meglio di me. Quindi:

  • Si va su Google e si cerca “avvocato civilista a Cagliari”, dopo di che si guardano i siti che si reputano più idonei al caso, si valuta come si presenta il collega individuato e lo si contatta;
  • Se si usano i gruppi appositi per avvocati su Facebook e su LinkedIn si prova a cercare un contatto attraverso il social.

Ora, forse perché come ho detto sono ancora di vecchia scuola nonostante sia sempre più appassionato del web, io preferisco il passaparola perché mi fa sentire più sicuro nella scelta. Credo però che anche il web, se utilizzato con criterio, possa aiutarci. Ci sono diversi parametri che io guardo, in particolare:

  • Il profilo: più è curato e professionale, più ovviamente fa buona impressione.
  • Gli interventi: valuto in modo molto negativo l’arroganza nelle risposte in discussioni varie, i comportamenti scorretti (su internet), il sarcasmo eccessivo.
  • Le attività del web: blog, articoli, collaborazioni, pubblicazioni. Non mi limito alla sfera giuridica: se un avvocato è appassionato (è solo un esempio) di modellismo e scrive bellissimi articoli sulla più famosa rivista online di modellismo per me è indice di persona attiva con competenza in altri campi.

In fondo non è una scelta da sottovalutare: si tratta di collaborare magari più di una volta con un altro professionista, di fidarsi di lui, di affidargli una buona parte del destino di una causa (non tutte le cause sono uguali, anche a livello economico!), confrontarsi a livello professionale e anche umano. Ecco perché preferisco sempre spendere tempo e qualche soldo in più nella scelta di un buon domiciliatario. E lo stesso vale anche quando qualcuno di un Foro lontano mi chiede di collaborare: prima di accettare valuto bene. Per me i dettagli fanno la differenza.

Fatto questo discorso, logica conseguenza è che si sta attribuendo importanza al proprio lavoro e quindi a quello degli altri. Se la pratica è mia, voglio che sia ben seguita. Se invece devo dare una mano in una pratica altrui, voglio dare il massimo per fare bene.

Partendo da questi presupposti difficilmente capitano quei casi di cui tra avvocati si sente parlare, come per esempio: casi di colleghi pagati per la loro attività solo subordinatamente al pagamento che il dominus della pratica riceve dal suo cliente, o casi di udienze pagate cifre irrisorie o peggio ancora casi dove non si viene affatto pagati e dove il collega “sparisce” o si nega al momento giusto.

Personalmente (il discorso vale per me e non ho mai la pretesa di pontificare) non accetto la logica del “o così o niente” e del “che ci vuoi fare la concorrenza è spietata”; io dico che il valore del nostro lavoro siamo anche noi a doverlo misurare e che se lavoriamo quasi gratuitamente o a casaccio pur di fare qualcosa siamo i primi a sminuire la nostra professione e professionalità. Dall’altro lato, visto che l’attività di udienza a volte è molto importante in una causa, per me non è la stessa cosa mandare uno o l’altro al mio posto, né mi piacerebbe sapere che un collega va al posto mio poco motivato a causa del “non” compenso.

Avv. Giuliano Conconi

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2 Comments

  1. L’importante è che ci sia trasparenza anche col cliente. Come CTU talvolta vedo “certe situazioni” e mi chiedo chissà se il cliente è conscio di aver incaricato ed essere patrocinato da due legali e quindi conseguentemente di dover pagare due parcelle.

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    1. Come sempre posso parlare solo per me: la parcella non viene mai raddoppiata per il cliente, sono io che rinuncio a parte della parcella per pagare chi va in udienza al posto mio. Diversa è la nomina di due legali in codifesa dalla domiciliazione. Non solo, ma per etica professionale il rapporto economico con il collega che incarico non segue la sorte del mio rapporto col cliente: per essere chiari, io pago il collega per il lavoro che svolge per me, poi se il cliente non paga me ci avrò rimesso io di tasca mia. Ma il professionista che eventualmente mi aiuta deve essere sempre pagato. Quindi il collega del Foro lontano che va al posto mio non è assolutamente un raddoppiare o aumentare i costi finali per il cliente. Al contrario: se un cliente mi vietasse di nominare un avvocato di un Foro lontano, ma pretendesse che fossi io a recarmi ogni volta a centinaia di km lontano dal mio Foro ebbene in quel caso dovrei stipulare un contratto scritto con i costi delle mie trasferte (magari molto alti: se in una causa ci sono 5 udienze, quanto dovrei esporre di parcella per 5 trasferte a 800 km di distanza?). In ogni caso da più di un anno abbiamo l’obbligo del preventivo con il cliente, che è sempre super tutelato e informato. Almeno da me…

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